Masseria Il Melograno: il relax al suono dell’arpa

Al Melograno, in questa favolosa masseria dove potrei tranquillamente trascorrere gli anni che mi restano tra gli ulivi e il relax senza mai mettere il naso fuori, la colazione è accompagnata dal suono antichissimo dell’arpa. E persino una come me, che dall’ora del risveglio nei 45 minuti che seguono potrebbe sbranarsi chiunque pronunci una sillaba anche a bassa voce, ha apprezzato la melodia soave di questo strumento musicale che ti accompagna dolcemente e lentamente, mentre bevi il caffè, dalle braccia di Morfeo al chiassoso mondo delle 11 del mattino dei giorni di agosto.

L’arpa non è l’unica cosa che mi ha affascinata di questo posto. Ce ne sono altre. Una è sicuramente la colazione: buona, ricercata, non banale. Non so voi, ma io do sempre molta importanza alla colazione degli hotel in cui passo le vacanze: se è buona ci ritorno, se non è buona in quel posto non mi vedono più. Non ne faccio una questione di abbondanza e varietà (ci sono catene di hotel che sembrano delle fiere del food), ma una questione di qualità e unicità dell’offerta. E anche di sensibilità. Se fai iniziare bene la giornata ai tuoi ospiti vuol dire che ti interessa davvero prenderti cura di loro.

C’è un problema però: di solito di mattina io sono parecchio affamata. Quando arrivo nella sala colazione, scelgo un tavolo, appoggio chiavi della camera e telefonino e l’istinto non mi fa nemmeno sedere, ma mi guida direttamente verso il buffet. Mentre vado, noto sempre che le donne dei tavoli vicini (ovviamente già in pareo coordinato con costume e ciabattina), a dispetto del ben di Dio che viene offerto, fanno colazione con una tazza di tè verde e una scodella con due fette di kiwi e due mandorle. Ecco, è in quel momento che mi metterei ad urlare, quando guardo il loro piatto e non ho il coraggio di riempire il mio come vorrei, cioè con il croissant al pistacchio, il pasticciotto alla crema e la crostata ricotta, marzapane e amarene.

Di solito torno al tavolo con il mio piattino dove metto una noce e una fettina invisibile di torta senza glutine. A quel punto passo davanti agli altri tavoli con il piatto in evidenza sperando almeno che lo guardino e si rendano conto che mangio molto meno di loro! In realtà sogno il ciambellone noci e cioccolato che è li nell’angolo a destra.

Quando Gianluca mi vede tornare indietro cosi ‘vuota’, dopo alcuni attimi di sgomento connette il cervello e gli scatta il pronto intervento solidale. Si alza, va al buffet, torna al tavolo con un piatto dove riesce a farci stare sei fette di torta, quattro muffins, otto tartine salate, sei pezzi di focaccia e svariata frutta e, ad alta voce, si rivolge a Viola: tieni amore, visto che hai ancora fame!

Giuro che questa scena non l’abbiamo mai preparata, ma si ripete sempre, è quell’istinto reciproco che risiede nelle coppie che si conoscono da tanto tempo. Inutile dire che Viola, da buona inglese, si è già fatta eggs&bacon ed è a posto cosi.

E a quel punto io e lui, per buona educazione, dobbiamo finire tutto quel  po’ po’ di roba che la bimba ha lasciato nel piatto.

E’ una tattica infallibile. Provatela.

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