London-Mumbai. Solo andata.

Una storia che ha dell’incredibile. E come sempre, è capitata a me.

Sono in aeroporto. Volo da Mumbai a Chandigarh. Al security check in, passo la mia borsa e lo zainetto di Viola. La mia borsa va a destra, mentre lo zainetto di Viola, dopo lo scan, viene indirizzato a sinistra. Poco male, penso, forse ho dimenticato dentro una bottiglietta di acqua. Il poliziotto indiano chiama un altro poliziotto e con sguardo serio mi si avvicinano. Madam è suo questo zainetto, mi chiede il poliziotto con un inglese improbabile. Rispondo di si. Madam, ci spiega che cosa è questo oggetto che vediamo nello zaino? Girano lo schermo verso di me e mi indicano il contenuto scannerizzato dello zainetto. Sono inizialmente distratta (cavolo vogliono questi due da me!), do uno sguardo cercando nello stesso tempo di non perdere di vista Viola, non realizzo subito, poi sgrano gli occhi e cerco di mettere a fuoco quello che sto vedendo. Qui inizia la mia discesa all’inferno.

È una pistola, a canna lunga, con anche tutte le pallottole in fila. Immagine nitidissima, l’impugnatura, la canna, è una pistola. Non credo a quello che vedo, inizio a balbettare, in un nano secondo mi sparisce la saliva, le gambe iniziano a tremare. Il cuore si tuffa non so dove, i polmoni mi arrivano alla gola. Qualcuno ha messo una pistola nello zaino di Viola, penso con angoscia. Cerco Gianluca con lo sguardo, ma i check in per uomini e donne sono divisi e non riesco a vederlo. Non mi esce mezza parola, le quattro pupille inquisitrici dei due poliziotti mi guardano, la gola è secca, mi esce solo un filo di fiato che cerca di dire ‘that’s not possible‘…

In un istante di lucidità recupero coraggio e mi avvento sullo zainetto per aprirlo, ma uno dei due poliziotti mi blocca i polsi e dice: Madam, lo apriamo noi, lei stia ferma.

Mi vedo già rinchiusa in una prigione indiana, che mangio scarafaggi e bevo acqua piovana da una pozza, mentre cerco di sopravvivere alla lebbra che nel frattempo è sopraggiunta. Penso ai nostri Maró che almeno sono stati salvati da Renzi e Gentiloni. Qui se mi buttano in cella, mi tocca contare su Di Maio e Salvini. Me li vedo i due a braccetto che vengono a Delhi a trattare il caso Genghini con le autorità indiane. Immagino mia mamma e le mie sorelle disperate (e mio marito che festeggia!).

Nel frattempo il poliziotto ha aperto con cautela lo zaino, tira fuori la felpa di Viola, poi un astuccio e questa volta vuole che sia io ad aprirlo. Dentro ci sono qualche matita e una gomma. Niente da fare. Allora mette dentro la mano ed esce tutta la collezione SERIE 2 delle LOL Surprise (chi ha figlie femmine tra i 4 e gli 8 anni sa di cosa sto parlando.), ma loro non centrano. E infine… tira fuori quella roba lì. Quando la vedo capisco e mi sembra di resuscitare. Un sorriso a 280 denti compare sulla mia faccia, l’adrenalina ha un picco di up and down che neanche la Borsa di NY nel ’29, sto quasi per svenire. È colpa di un gioco di Viola composto da figure geometriche magnetiche e palline di metallo. Non chiedetemi come è stato possibile, forse lei stessa aveva creato una pistola assemblando i pezzi o forse è stato solo un caso…

I poliziotti sono increduli, ripassano due volte lo zaino con i magneti sotto lo scan e mi liberano. Corro verso Gianluca, non ho più forze, provo a raccontargli quanto è accaduto mentre lui mi urla contro ma dove cacchio eri, sempre la solita che ci mette un’ora per fare il passaggio di sicurezza, la voce ancora non mi è tornata, piango, piango, ho un crollo emotivo.

Viola ignara, si riprende il suo zainetto, lo mette dietro le spalle e si avvia verso il gate.

Viola amore della tua mamma, mi viene da dire, ma VAFFA….. va!!

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