Autobus con vista

Non so se a qualcuno è mai capitato di prendere il bus a Londra, quello rosso a due piani che qui si chiama double-decker. Ecco, la probabilità di uscire con le ossa intatte da una corsa con il bus è pari alla probabilità che Donald Trump e Kim Jong-Un vadano a fare un Safari insieme.

Ancor prima di salire si capisce già che questi inglesi non scherzano: prendere il bus è un affare serio da affrontare con una certa responsabilità. Nella pensilina di sosta infatti i cartelli ti ricordano che si può salire solo muniti di tessera (la famosa Oyster) o di qualunque carta di credito/debito. Qui non siamo in Italia che il controllore ogni tanto sale e se mai ti becca senza biglietto. Qui devi pagare. Si entra solo dalla porta anteriore e il conducente controlla uno ad uno che si passi la tessera nella macchinetta. Il bello arriva quando l’adorata Oyster ha finito il credito. Stai per salire, passi la tua carta e la macchinetta emette segnale rosso. Il conducente, se non risolvi nel giro di qualche secondo, ti invita a scendere. Stai pur certo che se non paghi, lui non riparte. Problema risolto alla radice!

L’altra cosa essenziale che trovi alla pensilina e che viene ribadita anche all’interno del veicolo è la lista dei posti riservati a specifiche categorie (giustissimo, per carità). In quei posti non ti puoi sedere. Se lo fai vieni linciato sulla pubblica piazza. Una volta un vecchietto, con il bus completamente vuoto al piano inferiore, mi ha appoggiato il bastone sulla spalla e mi ha chiesto di smammare perché mi ero adagiata sul posto riservato alle mamme in gravidanza. Cosa ne sapeva quello che io non fossi al quarto mese!
La lista dei posti riservati non è lunga, è infinita: ci sono i posti per gli anziani, gli anziani con bastone, le persone in carrozzella, gli invalidi di vario tipo, le mamme incinte, le mamme con bambino in carrozzina o passeggino, le mamme con bambino in braccio,  le mamme accompagnate genericamente da bambini piccoli, persone con la valigia, persone con un qualunque problema fisico e tanto altro. Insomma sai già che salirai senza avere nessuna speranza di sederti al piano inferiore. Ti toccherà il piano superiore. E qui viene il bello. Perché voi credete sia facile salire quei 10 gradini mentre il bus alto e traballante è in viaggio e frena ogni mezzo metro? No, perché non frena, inchioda! E tu, che sei lì che stai salendo avvinghiato al corrimano come una scimmia si avvinghia alle gabbie dello zoo, se ti distrai sei rovinato. Non parliamone nemmeno se, per sfiga, hai con te le buste della spesa. Ho visto più persone ruzzolare insieme alle arance e le pagnotte al sesamo, che persone pagare il biglietto.

Se sei fortunato e ti va bene, cioè arrivi in cima con una caviglia appena slogata e qualche escoriazione qua e là, te la devi vedere con i posti rimasti liberi.
I posti più gettonati, neanche a dirlo, sono le due file davanti, da dove ti puoi godere la vista sulla città, ma quelle praticamente non le trovi vuote nemmeno il 25 Dicembre all’ora di pranzo.
Il più delle volte, dopo l’arrampicata dove hai rischiato la vita e hai perso circa 800 calorie per la fatica, arrivi lì ed è tutto occupato.  E non ti resta che scendere di nuovo. La discesa non è pericolosa, hai più probabilità di restare illeso se ti tuffi di testa dallo Shard.
Quei pochi che si avventurati al piano superiore, li vedi stremati che si siedono sul primo gradino, si danno una spintarella e si lasciano scivolare giù, un po’ come fanno i bambini quando si buttano da una collinetta innevata. Si certo, al limite riporteranno un trauma al coccige, ma che sarà mai.
Ecco, quando arrivi al piano terra, così malconcio, se non sei grave e non hai bisogno di un’ambulanza, sei talmente invalido che ti è concesso di sederti in tutti quei posti menzionati prima!

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